Federazione Cimo Fesmed: “Giuseppe Bonsignore eletto presidente regionale della Sicilia”
“Con i suoi 963 iscritti rilevati a gennaio 2026, Cimo Sicilia si colloca al secondo posto in Italia ed è la Regione che è cresciuta maggiormente nel corso dell’ultimo anno”. Lo dichiara Giuseppe Bonsignore che è stato confermato segretario regionale di Cimo Sicilia dal nuovo Consiglio regionale che lo ha eletto contestualmente presidente federale Cimo-Fesmed della Sicilia al posto di Riccardo Spampinato al quale è stato espresso il ringraziamento per il lavoro svolto da parte del neo presidente e dell’intero Consiglio regionale. “La Federazione Cimo-Fesmed - aggiunge Bonsignore - è cresciuta di oltre cento iscritti in Sicilia nell’ultimo anno sfiorando le mille unità in Regione. Questo nonostante i tanti pensionamenti che ha subito la sanità pubblica siciliana. È il segno di grande apprezzamento da parte dei colleghi per il lavoro svolto a tutela dei diritti dei medici ospedalieri siciliani troppo spesso calpestati. Da domani - conclude Bonsignore - il nostro impegno continuerà ancora più assiduo per ottenere tutti i diritti che ancora oggi vengono negati ai medici siciliani che operano senza sosta al servizio del cittadino senza i doverosi riconoscimenti giuridici ed economici”. Confermato segretario regionale amministrativo Cimo Sicilia il dott. Renato Passalacqua.
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Salvo Messina
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Cambio delle regole sull’intramoenia in Sicilia. Bonsignore (Cimo Sicilia): “Un provvedimento punitivo che spingerà i medici fuori dal sistema pubblico e favorirà il privato”
La Segreteria Regionale Cimo, in una nota, esprime ferma contrarietà rispetto a quanto sta accadendo nelle Aziende Sanitarie siciliane a seguito delle recenti disposizioni assessoriali sull’attività libero-professionale intramuraria (ALPI), che si configurano come un intervento ideologico, punitivo e gravemente miope. Dietro la retorica della “equità” e della riduzione delle liste d’attesa, nel Decreto Assessoriale n. 3 del 23 gennaio 2026, si nasconde, nei fatti, un attacco diretto ai professionisti del Servizio sanitario regionale, che rischia di produrre effetti opposti a quelli dichiarati.
“Tutto ciò l’avevo già evidenziato all’Assessore regionale della Salute Daniela Faraoni, nel mese di febbraio, in sede di confronto sindacale - afferma il segretario regionale Cimo Sicilia Giuseppe Bonsignore - ottenendo risposte interlocutorie ed evasive in attesa dell’attuazione delle nuove linee guida da parte delle varie Aziende sanitarie. Oggi registriamo che ciascuna azienda sembra procedere, come al solito, in maniera individuale e senza la dovuta uniformità a livello regionale e stanno adesso emergendo le criticità che avevamo paventato”. “Il vincolo che equipara il volume dell’attività libero-professionale a quello istituzionale, inteso non come attività complessiva come avviene nelle altre Regioni ma unicamente riferito all’attività ambulatoriale, trasformandolo di fatto in un tetto rigido e restrittivo - sottolinea Bonsignore - rappresenta una compressione inaccettabile dell’autonomia professionale e una misura che renderà impraticabile la libera professione intramuraria per molti medici”. “Le conseguenze - aggiunge Bonsignore - saranno inevitabili: un progressivo abbandono dell’intramoenia e il passaggio dei professionisti verso l’attività extramoenia se non addirittura dimissioni dall’ospedale pubblico e passaggio al settore privato. Una scelta obbligata, determinata da condizioni sempre più insostenibili all’interno delle strutture pubbliche, di cui a farne le spese saranno come al solito i pazienti. Questo provvedimento, lungi dal rafforzare il Sistema sanitario regionale (SSR), finirà per indebolirlo ulteriormente, drenando professionalità e competenze verso il mercato privato e creando un evidente vantaggio competitivo per le strutture private accreditate, che si troveranno a beneficiare di una fuga indotta di medici e pazienti”. “Ancora una volta - evidenzia Bonsignore - si interviene sugli effetti e non sulle cause: le liste d’attesa non derivano dall’ALPI, ma da carenze croniche di personale, posti letto, tecnologie e organizzazione. Colpire l’intramoenia significa colpire uno degli strumenti che, se ben gestito, contribuisce a dare risposte di salute ai cittadini e non il contrario come qualcuno tenta di far credere. L’impianto complessivo del decreto – fatto di controlli invasivi, verifiche stringenti e burocrazia crescente – tradisce un approccio punitivo e deprimente nei confronti dei professionisti, considerati impropriamente come il problema anziché come parte della soluzione”.
Cimo Sicilia denuncia con forza il rischio concreto che questo provvedimento si traduca in un ulteriore impoverimento del servizio sanitario pubblico, un aumento della migrazione dei professionisti verso il privato, ampliamento delle disuguaglianze nell’accesso alle cure, vantaggi diretti e indiretti per il sistema sanitario privato.
“Chiediamo l’immediata sospensione del provvedimento e l’apertura di un tavolo di confronto reale con le rappresentanze dei medici. In assenza di un cambio di rotta - conclude Bonsignore - saranno intraprese tutte le iniziative necessarie, comprese forme di mobilitazione, per tutelare la dignità professionale dei medici e la tenuta del servizio sanitario pubblico”.
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Sanità, CIMO Sicilia denuncia gravi criticità nella Pediatria dell’Ospedale di Licata. Bonsignore: “Violazioni contrattuali e rischio per pazienti e medici”. Il sindacato chiede lo stop immediato ai provvedimenti illegittimi per non compromettere la sicurezza delle cure
La Segreteria Regionale CIMO Sicilia accende i riflettori sulla situazione della UOS (Unità Operativa Semplice) di Pediatria del Presidio Ospedaliero “San Giacomo d’Altopasso” di Licata, denunciando gravi criticità organizzative e carenze di personale che stanno determinando violazioni delle norme contrattuali e potenziali rischi per la sicurezza assistenziale. Al centro della denuncia, il ricorso sistematico alla mobilità d’urgenza dei dirigenti medici, in particolare provenienti dall’Unità Operativa di Pediatria dell’ospedale di Agrigento. Secondo Giuseppe Bonsignore, Segretario Regionale CIMO, “tale pratica risulta illegittima perché utilizzata in modo continuativo per sopperire a carenze strutturali, in contrasto con quanto previsto dal contratto nazionale, che ne limita l’utilizzo a situazioni eccezionali e temporanee”. Il sindacato evidenzia inoltre “il superamento dei limiti temporali previsti, la mancata rotazione del personale e la compromissione della funzionalità delle unità operative di provenienza. A ciò si aggiungono criticità legate all’organizzazione dei turni e della pronta disponibilità, che non garantiscono adeguati riposi ai medici, con conseguente aumento del rischio di burnout e di errore clinico”. “Non si può continuare a gestire una carenza strutturale come se fosse un’emergenza – sottolinea Bonsignore – scaricando il peso sui professionisti e mettendo a rischio la qualità dell’assistenza”. Ulteriori elementi di preoccupazione riguardano i disagi logistici per gli spostamenti tra Agrigento e Licata e l’impiego di personale non abitualmente dedicato all’assistenza neonatologica, chiamato a operare in contesti ad alta complessità, con possibili ricadute sugli standard di sicurezza. Per questi motivi, la CIMO Sicilia chiede all’ASP di Agrigento la sospensione immediata dei provvedimenti ritenuti illegittimi e l’adozione di soluzioni strutturali per garantire un servizio adeguato. “In assenza di interventi concreti – conclude Bonsignore – l’unica strada percorribile potrebbe essere la sospensione temporanea dell’attività della Pediatria di Licata, per tutelare sia i medici sia i pazienti ed evitare conseguenze gravi e prevedibili”.
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Sanità. Bonsignore (CIMO Sicilia): “Direttiva RUAS n. 6 bis illegittima, scarica sui medici responsabilità non previste. Chiediamo immediata revoca”
Il Segretario Regionale della CIMO Sicilia Giuseppe Bonsignore, in una nota, esprime ferma opposizione alla Direttiva del Responsabile Unico per l’Assistenza Sanitaria Regionale (RUAS) n. 6 bis, contestandone la legittimità e denunciando un grave squilibrio nell’attribuzione delle responsabilità professionali ai dirigenti medici. La direttiva impone ai medici ospedalieri, per ogni paziente dimesso, la sottoscrizione di una dichiarazione allegata alla scheda di dimissione ospedaliera (SDO), con la quale si attestano non solo la corretta compilazione della stessa, ma anche il controllo integrale dell’intera cartella clinica. Inoltre, il documento richiama responsabilità civili e penali in caso di dichiarazioni mendaci, configurando un ulteriore aggravio formale e sostanziale a carico del medico. Secondo CIMO Sicilia, tale imposizione è giuridicamente infondata e illegittima per diversi motivi. In primo luogo la duplicazione delle responsabilità del medico dimettente poiché è già prevista dalla normativa vigente (DM 380/2000), rendendo superflua e impropria un’ulteriore dichiarazione formale; l’attribuzione indebita di responsabilità: la cartella clinica è un atto complesso, redatto da più professionisti, ciascuno responsabile delle proprie annotazioni. Non esiste alcun obbligo normativo che imponga al medico dimettente un controllo integrale dell’intero documento; la violazione dei principi normativi e organizzativi: la direttiva altera il corretto riparto delle responsabilità tra professionisti e direzione sanitaria, sovrapponendo responsabilità individuali e organizzative; uso improprio della dichiarazione sostitutiva: il ricorso agli articoli 47 e 76 del DPR 445/2000 appare incongruo, in quanto tale strumento è destinato a semplificare i rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione, non a rafforzare obblighi professionali già disciplinati e contrasto con il CCNL vigente: le responsabilità relative alla compilazione e gestione della cartella clinica sono già chiaramente definite dal CCNL 2019–2021, che prevede obblighi e sanzioni disciplinari in caso di negligenza, senza necessità di ulteriori dichiarazioni. “La direttiva introduce un obbligo non previsto da alcuna fonte primaria o contrattuale – sottolinea Bonsignore – e rappresenta un pericoloso precedente che espone i medici a responsabilità generalizzate e non dovute, con evidenti ricadute sul piano professionale e legale”. “Alla luce di tali criticità - aggiunge Bonsignore - CIMO Sicilia chiede l’immediata revoca della direttiva, in particolare dell’allegato 1 bis, riservandosi di intraprendere tutte le azioni legali necessarie a tutela dei dirigenti medici”. Bonsignore conclude ribadendo la “necessità di interventi orientati alla formazione e al miglioramento dei processi organizzativi, piuttosto che all’introduzione di adempimenti burocratici illegittimi che rischiano di compromettere l’equilibrio del sistema sanitario”.
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Bonsignore (Cimo Sicilia): “Villa Sofia, un Ospedale nelle mani dei posteggiatori abusivi. Rafforzare i controlli da parte delle forze dell’ordine. Un tavolo tecnico con le istituzioni locali per individuare soluzioni strutturali e durature”
“Rafforzamento dei controlli da parte delle forze dell’ordine per contrastare il fenomeno dei posteggiatori abusivi all’interno e nelle immediate vicinanze del presidio ospedaliero Villa Sofia; l’adozione da parte della Polizia Municipale di un piano straordinario di viabilità e gestione del traffico nelle giornate di eventi allo Stadio; l’installazione di sistemi di sorveglianza e presidi permanenti nelle aree più critiche; un tavolo tecnico con le istituzioni locali, Sindaco di Palermo in primis, per individuare soluzioni strutturali e durature”. Sono queste le richieste di Giuseppe Bonsignore, Segretario Regionale CIMO, per contrastare un fenomeno che, oltre a configurare evidenti profili di illegalità, genera un clima di disagio e insicurezza per utenti e operatori sanitari, spesso costretti a subire richieste indebite di danaro, spesso accompagnate da atteggiamenti intimidatori. “Recentemente - evidenzia Bonsignore - sono stati inoltre segnalati furti di auto avvenuti nelle ore notturne ai danni di operatori sanitari durante il proprio servizio di guardia e anche danneggiamenti alle vetture. A ciò si aggiunge una grave criticità legata alla viabilità, che si acuisce in concomitanza con gli eventi sportivi e le manifestazioni presso lo Stadio. In tali occasioni si assiste a una vera e propria invasione di autovetture, con parcheggi selvaggi, ostruzione degli accessi e rallentamenti significativi che compromettono l’accesso ai servizi sanitari, il regolare svolgimento delle attività lavorative, la tempestività dei mezzi di emergenza, situazione che rappresenta un rischio concreto per la sicurezza pubblica e per il diritto alla salute dei cittadini”. “Dal canto suo - sottolinea Bonsignore - la Direzione Aziendale ha già debitamente segnalato alle autorità competenti tale incresciosa situazione ma, ad oggi, non si sono visti i segnali auspicati né risulta sufficiente la presenza dei Vigilantes di una ditta esterna”. “Non è più tollerabile - conclude il dirigente sindacale - che un presidio sanitario strategico venga lasciato in condizioni di tale vulnerabilità. È giunto il momento di dire basta a questo vero e proprio scempio e di riappropriarsi di un bene comune fondamentale per tutta la cittadinanza e per gli operatori sanitari che in questa sede lavorano”.
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